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COMMEDIA OSTILE
Dici Davvero?
A: Dici davvero? No non lo sapevo…
B: Forse soltanto l’hai dimenticato….
A: Ma sei qui per blandirmi?
B: No te l’assicuro…
Sono venuto a darti la notizia…
A: Cosa hai da avvisarmi di così importante?
Cos’avrai mai da dire?
B: Vedrai, basta quel semplice sapere
Per capovolgere tutto l’operato…
E darti credenziale illimitata
d’andare per il mondo.
A: Oh addirittura …insomma la parola magica….
Che tutti vorrebbero conoscere!
B: Potrai raccontare lieta novella
mostrar te stesso a tutti con piacere,
suscitar risvegli, magari plauso o smacco
O ancora altre emozioni.
A: non ti capisco…vuota il sacco!
Anzi ho capito, tante parole…
solo per confondermi.
B: Godrai sentirti nei tuoi panni
(ma – beninteso – anche d’esser nudo!)
pure in quei momenti che sei solo in attesa,
quando al posto del tuo
accogli altrui valore.
A: Si vabbè certo… una specie di miracoloso…toccasana
Che ti rende gioioso e comprensivo con tutti!
B: E nostalgia che provi…
Non sarà più di storia ormai vissuta
Passata e sorpassata,
Ma si rivolge verso il tuo futuro,
quello che ancora deve capitarti.
A: Nostalgia del futuro?
Mi prendi in giro? Spiegati meglio…
B: Sì, quell’affetto tiepido e calore,
il desiderio misto alla speranza
non il timore incerto e preoccupato,
ma amore… proiettato sul domani.
A: Ma basta infine… mi vuoi svelar l’arcano?
B: Sì, forse ora te lo meriti…
Allora l’angelo si avvicinò
E mi sussurrò all’orecchio
B: “tu sei qualcuno, e di quel valore
esprimi sempre tutta la bellezza,
senza paura o sciocca ritrosìa”.
Così aprii gli occhi
E tutte si avverarono
Le profezie che aveva rivelato.
Mio padre aveva ragione
MIO PADRE AVEVA RAGIONE
Aveva ragione mio padre, in fondo.
l’aveva capito molto prima di me, di non essere adeguato ai rapporti con la gente.
Così girava al minimo e solo su richiesta, se proprio non poteva dire no.
Il suo tramite col mondo era la moglie, una moglie affettuosa ed estroversa .
Quanto l’ho bistrattato ed accusato di questa sua passiva accettazione,
di rimanere così, solitario, schivo,
di non far nulla per forzare quel che sentiva e che poteva dare.
Ma oggi che ne percorro le sembianze, gli dò invece ragione.
Era più onesto mostrar la parte oscura e provocare l’ammirazione solo per contrasto,
quando, e succedeva spesso, quell’incapacità di comunicare era smentita dall’umanità che trapelava.
Io ci ho provato fino da bambino, a dimostrarmi serio ed affidabile…
E rassomigliargli. Serio, composto, imperturbabile.
Ma non mi riesce di comprimere lo slancio verso il mondo.
Sì, cercar giubilo ed estasi nei volti, complicità assoluta in quei momenti.
Salvo poi dissolversi in un attimo per non saper gestire ….”l’ordinario”.
Non rassegnarsi ad essere infelice, tenendo gli occhi bassi e sperando in occasioni fortunate, che altri mi conceda una specie di amnistia e il dono di un sorriso.
Sento a volte l’elettricità di andare per il mondo, incontro a tutti,
mostrare come un cane trafelato la lingua penzoloni e fare feste.
Pensando che la vita si risolva davvero in quell’attimo fuggente
Fatto soltanto di gioia condivisa.
Ed un momento dopo è già passata.
Ma importa?
Per un po’ richiudo le ali e batto in ritirata.
Fino alla prossima occasione, un nuovo incontro, forse con gli stessi che ho già abbandonato, se non ho vergogna di aver tradito e andarli a ricercare.
Magari provo ad affrontare quel compromesso che detesto, anche se e penso a volte sia tradir me stesso
Non aderire solo al mio piacere, seguendolo da bravo soldatino,
ma tentare la via modesta ed eroica di fare un’altra strada,
una specie di ciclabile minore che scorre accanto a quella principale.
Là dove non vive solo il massimo dei sensi soddisfatti con immediatezza.
Ma c’è dentro pure una specie di dovere, l’attesa…. per ridimensionar se stessi
e seguire un’altra volontà.
Il capufficio, l’amico, la compagna…. Stringere il cordone attorno all’ego
Per metterci dentro un po’ dell’altro, fare un investimento di fiducia.
Ma quando ci riesco?
La via d’uscita resta sempre pronta,
porta alla libertà assoluta
insieme a compagna solitudine!
Il professore e la vocina
IL PROFESSORE
(voce lenta, impostata e dottorale, neutra, fredda, distaccata, che persegue l’obbiettività ad ogni costo. Rifiuta la partecipazione emotiva/personale perché lo avvia sulla pericolosa e temuta strada della soggettività e parzialità del punto di vista. Sullo sfondo passano immagini con formule chimiche e matematiche)
Buongiorno a tutti, onorevoli colleghi.
Come alto esponente della società Occulta della Giusta Rappresentazione e del Giusto Discernimento, i Grandi Maestri mi hanno incaricato di tenere una dotta relazione su un argomento apparentemente……semplice, ordinario, banale quasi……
LA VOCINA MISTERIOSA
(voce arcana, sognante, suadente,a volte trepidante di emozione, con sottofondo sonoro di acqua gocciolante da una fonte, ogni volta che parla la Vocina)
L’acqua….. (voce fuori scena)
IL PROFESSORE
(si guarda intorno perplesso, chiedendosi da dove vengano quella vocina e quel suono)
Scusate esimi colleghi.. come certamente a voi non sfugge…
LA VOCINA MISTERIOSA
l’acqua….(c.s.)
IL PROFESSORE
(si schiarisce la voce con colpi di tosse, imbarazzato, per qualcosa che sfugge al suo controllo)
volevo dire….questa sostanza…. è formata da 2 diversi elementi che sono, nella costante e inalterabile composizione
LA VOCINA MISTERIOSA
Eppur la vediamo sgorgare dalle viscere della terra, farsi largo tra rocce e asperità, fino ad incontrare l’aria aperta….
(entra lentamente in scena, camminando e guardando in alto come per ricevere l’ispirazione e poi accompagnando le parole con i gesti: indica prima la terra, poi mima l’incunearsi nelle rocce, infine lo sgorgare all’aria aperta. Al termine della battuta si spegne la luce su di lei, che continua a fare movimenti lenti e senza interruzione con il corpo, rimanendo sul posto)
IL PROFESSORE
(aumenta l’imbarazzo e lo sforzo per mostrare indifferenza, ancora colpi di tosse per schiarire la voce)
Dicevo, illustre uditorio, la sua composizione…è formata da 1 parte di ossigeno e, in-de-fe-tti-bil-men-te, per una legge universale e inalterabile, 2, dico 2, parti di idrogeno.
E questa struttura molecolare…..
LA VOCINA MISTERIOSA
Fare da maestra ad ogni uomo, che nulla, mai, ritorna uguale a prima, tutto trasforma il tempo, come i ciotoli del fiume levigati dal suo corso…(accompagna l’ultima parte della battuta con lenti movimenti delle braccia, con le mani unite, che vanno in alto e poi in basso, come per levigare il corpo; la teta accompagna andando indietro e poi reclinandosi in avanti. Al termine della battuta c.s..)
IL PROFESSORE
…che la natura ha impostato in modo rigoroso, come dicevo, può esprimersi nella nota formula H2O, con la quale è effettivamente possibile, e direi doveroso per noi scienziati che miriamo alla vera conoscenza, alla sintesi suprema….
LA VOCINA MISTERIOSA
..Rinfresca il viso al contadino stanco, pulisce il corpo, purifica lo spirito, getta via le scorie accumulate…. Fa crescere le gemme, i fiori e i frutti….
(si accarezza dolcemente il viso, poi il corpo, come si scrollasse di dosso dei pesi. Al termine della battuta c.s.)
IL PROFESSORE
L’acqua è diffusa in natura nei suoi 3 stati di aggregazione: solido, liquido, aeriforme, sebbene, nel linguaggio corrente, s’intenda in genere l’acqua allo stato liquido.
(si distoglie dal leggio e osserva, seguendoli col capo, incuriosito i movimenti dalle Vocina, restandone attratto e interessato
LA VOCINA MISTERIOSA
…..e raggiunge, vagabonda ambasciatrice di nutrimento e di vita, i più lontani e nascosti pertugi, donando, per la via, sostanza feconda…(movimenti ampi e solenni verso l’esterno, tipo allungamento/estensione. Al termine della battuta fa ampi giri per il palco, mimando la distribuzione di doni con le mani, come fosse una semina.
Nel frattempo lo scroscio aumenta di intensità per 15-20 secondi. Al termine del giro torna al suo posto e continua a muoversi lentamente con il corpo, rimanendo sul posto)
Lo scroscio di acqua cala gradualmente, poi cessa del tutto, sostituito da una musica di sottofondo, di ampio respiro, tipo rinascimentale, che dura fino al termine.
Generazioni di popoli vissero bevendo alla tua fonte amniotica, sorgente e caposaldo della continuità stessa della specie…..…e quelle che erano gocce, appena gocce, diventano fiume grande, e poi l’immenso mare….. (tono di voce solenne-grandioso: allarga la braccia con gesto quasi ieratico-sacro, portando la testa un po’ all’indietro, la prima parte della battuta, fino a “…della specie”.
Poi il tono è più frizzante, sussurrato, quasi una rivelazione al pubblico, emozionato e trepidante. Al termine movimento più lento e solenne di prima)
IL PROFESSORE
(Da qui in poi il Professore non legge più!!)
E certamente, proprio quelle gocce compongono il mare, come le singole frazioni compongono l’intero… e in ogni particella più minuta è possibile ravvisare il tutto (il tono comincia a cambiare, diventando più pensoso,come se riflettesse tra sé e sé, e meno roboante, borioso e saccente)
LA VOCINA MISTERIOSA
Sì, cosa altro svela questa storia, se non il segreto che è sotto i nostri occhi ma che nessuno vede? Ogni esistenza è un’altalena….
(tono trepidante, accorato, di chi ama, anche la “diversa visione” della scienza. L’ultima battuta ha il tono della massima, della considerazione morale, della riflessione esistenziale. Al temine continua un movimento lento e maestoso, c.s.)
IL PROFESSORE
Lo stesso segreto che noi scienziati cerchiamo di carpire alla natura, per questo la osserviamo, la misuriamo, vogliamo comprendere il funzionamento…
(tono più accorato, più partecipe, si rende conto per la prima volta che c’è un punto di contatto con “l’altra parte”).)
LA VOCINA MISTERIOSA
….il senso più profondo delle cose, i valori dell’uomo, la natura, le leggi universali che regolano la vita…
(continua il tono trepidante, accorato,)
IL PROFESSORE
E’dal nostro duro lavoro di ricerca, di analisi, di studio, dalla fatica del capire, dell’ordinare, dell’elaborare, ….che a volte si apre una finestra su qualcosa di diverso, di più alto….
(inizia con tono di rivendicazione orgogliosa, con una punta di autocompiacimento un po’ farsesco, della missione svolta, poi diventa più ispirato)
da dove è più facile vedere l’inconoscibile, l’insondabile…
(tono molto assertivo, quasi solenne, consapevole del valore della scienza, orgoglioso portatore della conoscenza razionale, che ha portato tanti progressi all’umanità!)
LA VOCINA MISTERIOSA
Gli interrogativi che ogni uomo si trova ad affrontare nella sua breve esistenza, compresa tra una nascita e una morte, e quello che osserva intorno a sé, il ciclo della vita, anch’esso perpetuamente ripetuto …
(tono vivace, frizzante, come una confidenza rivelata ad un amico)
IL PROFESSORE
…fino a quando sembra presentarsi un limite….. oltre il quale la comprensione si arresta, le domande non ricevono risposta
(tono più grave, pensoso, grandiosità epica di una battaglia che non si può vincere)
LA VOCINA MISTERIOSA
Non può esserci una risposta per tutte le domande, né c’è per tutto una definizione, ma basta raccontare la….. “Storia” per avvicinarsi al Senso, se non a scoprirlo!
(tono entusiasta, sull’ultima battuta)
IL PROFESSORE
Si ferma l’indagine scientifica, resta solo la meraviglia e la contemplazione…(tono prima grave, poi nella seconda battuta c’è un respiro di speranza, il volto si rivolge verso l’alto)
Nell’osservare e rappresentare la natura…l’uomo incontra il suo …
LA VOCINA MISTERIOSA
Nel rivelare se stessa, la vita dona il suo….
Mistero…(all’unisono)
Mistero… (all’unisono)
Mistero… (all’unisono)
(i 2 ora si guardano intensamente, aumenta il volume della musica, camminando lentamente fanno un giro del palco, prendono ognuno la posizione che aveva in precedenza l’altro, tendendo il braccio verso l’altro e dandosi la mano )
NOTIZIE – LE PAROLE DELL’INFORMAZIONE
Che cosa è una notizia??
Che ne pensate?
Sentiamo:
una cosa che non sapevo: ma allora anche un fatto storico che non sapevo, ad es. il nome del signore che mi ha urtato in metropolitana.
Si intuisce che non basta, vero? È troppo poco se la novità riguarda me.
deve essere un fatto”obbiettivamente nuovo”,
Un fatto nuovo (ma anche non nuovo, ad es. la scoperta di un reperto archeologico antichissimo) che tutti ignorano, non solo io!!
Però non basta: infatti che Luna, il mio cane, ha fatto la pipì stamattina, è un fatto nuovo, ignorato da tutti, ma FORSE…non è una notizia!
Allora ci vuole qualche elemento in più.
Sentiamo…
Allora non basta che sia ignoto a tutti, ma …..deve essere INTERESSANTE!!!!
Cioè interessare una vasta platea di ignari, non solo me, o la mia famiglia, o la cucciolata di Luna.
Ma che vuol dire “interessante”?
Risposte??
Che ognuno sentendo la notizia, non resta indifferente così come gli capita se apprende della pipì di Luna!
Ritiene che quella novità possa influire sulla sua vita, o quanto meno, prova un’emozione.
Es. Totti col mal di schiena, oppure la gravidanza di Belen, oppure il nuovo flirt di Raoul Bova.
E subito dopo, titoli di guerre, stermini, carestie, incidenti, morti, ingiustizie, sofferenze.
E sono tutte parole, queste, come quelle.
Grande enfasi su eventi minimi o del tutto futili: il ginocchio di quel calciatore, la dieta di quell’attricetta.
Lo stesso in TV, al telegiornale i titoli di apertura: accanto alla guerra, lo sterminio, la repressione nel sangue della ribellione, lo sforzo per la libertà, allo stesso livello, di pari grado, viene letto che l’Inter in Coppa dei campioni incontrerà lo Shalke 04, questo è l’esito del sorteggio (evento che fa emozionare i fans come e più della partita stessa) e che c’è da essere contenti perché c’erano avversari ben più temibili nell’altro girone….
Ma questo è l’interesse che viene suscitato?
E l’esultanza, no meglio, l’isterico giubilo collettivo che anima intere folle all’indomani di una vittoria di una partita di calcio?
Ma cosa ti spinge a gridare, ad agitare le braccia, a ridere, a credere che qualcosa di bello è veramente avvenuto…
E le facce dei giocatori intervistati in TV, o gli allenatori o altri dispensatori di pensieri in argomento….
Quelle sono le cose che più sconvolgono e atterriscono…tu stai dicendo che il modulo della tua squadra è 4-3-4 oppure stai parlando della prossima partita…e sembra che dalla tua faccia siano cose vitali, non solo per te, ma per tutta la nazione che ti guarda.
Sei convinto che quello sia il MONDO, tutto il mondo, credi veramente che quello che dici, cioè quello che vivi, sia importante, abbia un senso.
E una pena , una pena infinita mi prende per te, uno sconforto, una voglia di salvarti: dài vieni, parliamo di qualcos’altro, come ti senti, sei felice, cosa ti passa per la testa?
È un incalzare, un flusso continuo, inarrestabile, la platea deve avere il suo laimento tutti i giorni, la mattina e la sera, senza sosta.
Non deve pensare ad altro, potrebbe accorgersi di qualcosa e allontanarsi…
No, la droga deve essere continua.
Un po’ come nel film Truman show (immagini), lui vive tranquillo la sua vita, non sa di essere l’attore di una sit-com, lo sanno tutti meno che lui.
E noni siamo lo stesso,siamo dentro una commedia che qualcuno ci ha costruito intorno e non lo sappiamo!
Andiamo avanti cercando di spuntare le migliori condizioni, di godercela un po’ per quello che riusciamo a capire.
E crediamo di essere contenti se la Roma vince….
Se osassimo qualcosa di più?
“osare”: avere il coraggio di fare cosa che sia per sé temeraria, rischiosa, imprudente o per qualsiasi motivo ardita” (Dizionario Treccani, mostrare immagine della definizione)
(mostrare immagini di Patrick De Gajardon che si butta col paracadute o scalatori simili)
Magari per me osare significa sorridere al vicino di casa in ascensore, o dare un’opinione diversa al capufficio, o manifestare un desiderio non allineato alla maggioranza.
Rocce
Avete presente una cava?
Sì quella immense aree in cui la terra è aperta come una ferita.
Vedi le viscere della terra aperte
E non riuscivo a capire l’emozione che mi prendeva…una commozione apparentemente inspiegabile.
Una finestra aperta sulla storia del mondo, uno sguardo persino indiscreto sulla natura, come se mi insinuassi senza permesso in un territorio sconosciuto e segreto.
Io, mi sento dentro l’ ultimo epigono vivente di una traccia che mi unisce alla notte dei tempi, all’origine di tutto, dall’evoluzione delle rocce, dalle viscere della terra, fino agli animali superiori.
Una specie di testimone (immagini di una staffetta) che viene consegnato continuamente ad un nuovo corridore che appare sulla scienza,sostituendo il vecchio, fino a che anche lui, finito il suo giro di pista, lascia il posto al nuovo arrivato, pronto a fare il suo percorso.
Sentirsi pare, anche la più piccola e insignificante (ma non può mica esserlo!) di questo scenario atavico.
Portare avanti in ogni modo il prezioso seme (immagine) ereditario per un pezzetto di strada più avanti.
Quel segno atavico arriva fino a noi come un lancio (immagine di un giavellotto lanciato) lunghissimo e da lontanissimo, di cui ognuno di noi è il rocambolesco e fortunoso punto di arrivo.
Dopo generazioni passate, nate vissute e trascorse (immagini di ossari, di cimiteri), quel testimone arriva a ME!!! vivente oggi!! (immagini di un bimbo in fasce)
Così che siamo carichi di una storia di milioni di anni che si rinnova con la nascita di ogni essere vivente!
Ci portiamo sulle spalle questo corredo, tanta di quella vita che potrei starmene qui solo a galleggiare (immagine) per sentirla e testimoniarla e…basta, ed essere appagato, sorpreso e appagato.
UNESCO
LA MIA ENERGIA (=VITA) E’ PATRIMONIO DELL’UMANITA’!!!!!!!!!!!!!!!!!!! mi è salita all’improvviso questa riflessione…..
e non tanto per la frase fatta….ma proprio nel senso di cosa preziosa e
irripetibile, UNICA che si dà ai beni dell’arte o della natura che vengono
definiti così: per loro natura non possono essere venduti, non sono di proprietà
di nessuno in particolare, sono patrimonio comune, per definizione non può
esserne limitato il beneficio solo a qualche uomo o razza o popolo, ma
indistintamente appartengono a TUTTI.
Racchiudono un tesoro di esperienza e/o meraviglia e per questo devono essere
CONSERVATI a qualsiasi costo, per la fruizione generale di tutti i viventi,
presenti e futuri.
Penso che anche la nostra ENERGIA ha tante di queste caratteristiche: è
irripetibile (ognuna è UNICA), contiene una rcchezza miracolosa, non è solo
nostra, non possiamo farci quello che vogliamo, è un bene comune( può essere
donata, ma non venduta…o no?) e per questo dovrebbe essere CONSERVATA,
preservata, non dissipata, custodita, curata, nutrita, manutenuta, alimentata,
amata, per poter consentire il Servizio al Vivente, va indirizzata e mirata nel
senso giusto per questo fine. Come un tempio antico dei Maya o la foresta
amazzonica che racchiudono il genio e la meraviglia umana o naturale, un posto
magico che dona a chi lo visita un ricordo e una sensazione indimenticabile, per
la ricchezza e la grandiosità.
(e siamo tutti così, tanti piccoli parchi naturali, o castelli, o cattedrali
uniche…..)
Per cui anche la mia energia (VITA) riguarda e sostiene tutti gli altri,viene
donata o usata da tutti, per cui non posso sprecarla… ma vale anche l’inverso,
l’energia di tutti riguarda e sostiene ME!!!!!!!!!!!
L’idea di essere “patrimonio dell’umanità” mi libera e deresponsabilizza (IO non
sono solo MIO, ma di tutti, sono un bene comune, e come tale posso solo GESTIRE
me stesso, ma non posso disporne in modo assoluto, quindi ho meno scelte e
responsablità).NON DEVO FARE NIENTE PER ESSERE PATRIMONIO, LO SONO PER IL SEMPLICE FATTO DI ESISTERE E DI VIVERE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!(senza
l’ambizione di voler fare di più, nè aspettative eccessive!!)Posso pure stare ad
osservare il mondo senza agitarmi tanto, godermelo così com’è, ho già abbastanza
MERITI E PREGI da stare tranquillo e senza colpe, per stare con gli altri. Me lo
voglio ricordare….sono un PATRIMONIO!!!!!!!!! C’è qualcosa di regale e nobile
in questa parola!!!!!!
Posso camminare libero e leggero per la strada, nulla è veramente MIO, non devo
preoccuparmi di niente, faccio parte di un qualcosa molto più grande di me, sono
solo un pezzettino e posso fare la mia piccola parte consapevole di questo. La
mia soggettività c’è, ma è bilanciata da un’appartenenza all’umanità; me ne
giro con le spalle leggere, muovendomi come in una danza, non ho fardelli, solo
energia che mi è stata prestata e da utilizzare nel migliore dei modi.
sono dentro ad un corpo e mi ritrovo una vita che non è MIA, non posso (non
potrei…) distruggerla, rovinarla, disperderla, impiegarla male, sono come un
affittuario che ha il dovere di comportarsi bene, con la diligenza del “buon
padre di famiglia”, con il primo compito di CONSERVARE il bene affidatogli.
(mostrare immagine originale della Convenzione Unesco, poi sostituire la parola OGNI VITA e verificare che funziona lo stesso!!!)
PARIGI 16.11.1972
Materia: RECUPERO E PROTEZIONE DI BENI CULTURALI – ECOLOGIA
CONVENZIONE RIGUARDANTE LA PROTEZIONE SUL PIANO MONDIALE DEL
PATRIMONIO CULTURALE E NATURALE
Depositari accordo: UNESCO
La Conferenza generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, riunita a Parigi dal 17 ottobre al 21 novembre 1972 in diciassettesima sessione,
Costatato che (il patrimonio culturale e il patrimonio naturale sono ) OGNI VITA è vieppiù minacciata di distruzione non soltanto dalle cause tradizionali di degradazione, ma anche dall’evoluzione della vita sociale ed economica che l’aggrava con fenomeni d’alterazione o distruzione ancora più temibili,
Considerato che la degradazione o la sparizione di (un bene del patrimonio culturale e naturale ) OGNI VITA è un appoverimento nefasto del patrimonio di tutti i popoli del mondo,
Considerato che la protezione di (questo patrimonio ) OGNI VITA su scala nazionale rimane spesso incompleta per l’ampiezza dei mezzi necessari a tal fine e su l’insufficienza delle risorse economiche, scientifiche e tecniche del paese sul cui territorio il bene da tutelare si trova,
Ricordando che l’Atto costitutivo dell’Organizzazione prevede che questa aiuterà il mantenimento, il progresso e la diffusione del sapere vegliando alla conservazione e protezione (del patrimonio universale) di OGNI VITA e raccomandando ai popoli interessati convenzioni internazionali a tal fine,
Considerato che le convenzioni, raccomandazioni e risoluzioni internazionali esistenti in favore dei beni culturali e naturali dimostrano l’importanza, per tutti i popoli del mondo, della tutela (di questi) di OGNI VITA, bene unico e insostituibile indipendentemente dal popolo cui appartiene,
Considerato che (certi beni del patrimonio culturale naturale ) OGNI VITA offre un interesse eccezionale che esige la sua preservazione come elementi del patrimonio mondiale dell’umanità,
Considerato che dinanzi all’ampiezza e alla gravità dei nuovi pericoli spetta alla collettività internazionale di partecipare alla protezione (del patrimonio culturale e naturale di valore universale eccezionale ) di OGNI VITA mediante un’assistenza collettiva che, senza sostituirsi all’azione dello Stato interessato, la completerà efficacemente,
Considerato che è indispensabile adottare a tal fine nuove disposizioni convenzionali per attuare un efficace sistema di protezione collettiva (del patrimonio culturale di valore universale eccezionale) di OGNI VITA, organizzato permanentemente e secondo metodi scientifici e moderni,
Dopo aver deciso nella sedicesima sessione che questo problema sarebbe stato oggetto di una Convenzione internazionale,
Adotta in questo sedicesimo giorno di novembre 1972 la presente Convenzione.
- Definizioni del patrimonio culturale e naturale
Art. 1
Ai fini della presente Convenzione sono considerati «patrimonio culturale»:
i monumenti: opere architettoniche, plastiche o pittoriche monumentali, elementi o strutture di carattere archeologico, iscrizioni, grotte e gruppi di elementi di valore universale eccezionale dall’aspetto storico, artistico o scientifico,
2 gli agglomerati: gruppi di costruzioni isolate o riunite che, per la loro architettura, unità o integrazione nel paesaggio hanno valore universale eccezionale dall’aspetto storico, artistico o scientifico,
i siti: opere dell’uomo o opere coniugate dell’uomo e della natura, come anche le zone, compresi i siti archeologici, di valore universale eccezionale dall’aspetto storico ed estetico, etnologico o antropologico.
Art. 2
Ai fini della presente Convenzione sono considerati «patrimonio naturale»:
– i monumenti naturali costituiti da formazioni fisiche e biologiche o da gruppi di tali formazioni di valore universale eccezionale dall’aspetto estetico o scientifico,
– le formazioni geologiche e fisiografiche e le zone strettamente delimitate costituenti l’habitat di specie animali e vegetali minacciate, di valore universale eccezionale dall’aspetto scientifico o conservativo,
– i siti naturali o le zone naturali strettamente delimitate di valore universale eccezionale dall’aspetto scientifico, conservativo o estetico naturale.
Art. 3
- Spetta a ciascuno Stato partecipe della presente Convenzione di identificare e delimitare i differenti beni situati sul suo territorio e menzionati negli articoli 1 e 2 qui sopra.
- Protezione nazionale e protezione internazionale del patrimonio culturale e
Naturale
Art. 4
Ciascuno Stato partecipe della presente Convenzione riconosce che l’obbligo di garantire l’identificazione, protezione, conservazione, valorizzazione e trasmissione alle generazioni future (del patrimonio culturale e naturale di cui agli articoli 1 e 2, situato sul suo territorio) di OGNI VITA, gli incombe in prima persona. Esso si sforza di agire a tal fine sia direttamente con il massimo delle sue risorse disponibili, sia, all’occorrenza, per mezzo dell’assistenza e della cooperazione internazionale di cui potrà beneficiare, segnatamente a livello finanziario, artistico, scientifico e tecnico.
Art. 5
Per garantire una protezione e una conservazione le più efficaci possibili e una
valorizzazione la più attiva possibile (del patrimonio culturale e naturale situato sul loro territorio) di OGNI VITA , gli Stati partecipi della presente Convenzione, nelle condizioni appropriate ad ogni paese, si sforzano quanto possibile:
- di adottare una politica generale intesa ad assegnare una funzione ( al patrimonio culturale e naturale ) ad OGNI VITA nella vita collettiva e a integrare la protezione di questo patrimonio nei programmi di pianificazione generale;
- di istituire sul loro territorio, in quanto non ne esistano ancora, uno o più servizi di protezione, conservazione e valorizzazione (del patrimonio culturale e naturale) di OGNI VITA,dotati di personale appropriato, provvisto dei mezzi necessari per adempiere i compiti che gli incombono;
- di sviluppare gli studi e le ricerche scientifiche e tecniche e perfezionare i metodi di intervento che permettono a uno Stato di far fronte ai pericoli che minacciano (il proprio patrimonio culturale o naturale) OGNI VITA;
- di prendere i provvedimenti giuridici, scientifici, tecnici, amministrativi e finanziari adeguati per l’identificazione, protezione, conservazione, valorizzazione e rianimazione di (questo patrimonio) OGNI VITA;
- di favorire l’istituzione o lo sviluppo di centri nazionali o regionali di formazione nel campo della protezione, conservazione e valorizzazione (del patrimonio culturale e naturale) di OGNI VITA e promuovere la ricerca scientifica in questo campo.
Mi rendo conto che non tutta la normativa è applicabile alla vita in senso ampio, o forse per lo sviluppo della vita individuale e della specie, l’organizzazione degli Stati, firmatari della convenzione, non è la più idonea, ma sarebbe più indicata una socialità fatta di gruppi più piccoli o comunità.
Ma qui il discorso si allarga ancora di più……
Proiettare immagini di siti protetti (vedi sopra), poi proiezione alternata di un barbone con la faccia scojonata (vedi foto Campomizzi) oppure un cane, un gatto o un fiorellino.
Dimostrare che OGNI VITA ha diritto alla stessa protezione e tutela e cura e attenzione di quei siti famosi!!!
Eventuale richiesta al pubblico: cosa sono questi?
(mostrando i patrimoni dell’umanità). Poi accostarli ad altra vita più piccola e semplice, magari derelitta.
Contraddizione fondamentale, come le notizie futili rispetto a quelle drammatiche.
SENSAZIONE UNICA
Siete qui, ad assistere allo spettacolo, tranquilli, 1 oretta di sereno passatempo…
Una serata come tante.
E domani,se un amico ci dirà: ti sei divertito ieri sera? Magari risponderemo: beh…sono stato bene!
Mettiamo invece di avere qualche problema..
Che quell’immagine, quel momento, il più comune, il più frequente, ordinario, ma (non so se ho il coraggio di dirlo…) anche il più doloroso, è UNICO.
Ma non perché è una frase fatta. Una banale constatazione, di ovvia immediatezza, che per definizione un momento non può essere uguale ad un altro.
E certo….è tutta una sequela di attimi, e le variabili sono talmente numerose che – è chiaro – rimettere tutti in fila nello stesso modo….è ovvio che è impossibile! (e poi, anche se non ne sono proprio sicuro, fa scena come frase, colpisce e fa effetto!
In effetti quel momento è unico e quella percezione è UNICA perchè fa parte della vita ed è la sola dimensione che consente una visione unitaria, integrale, completa.
Ogni rappresentazione, anche l’arte, non può che raffigurare un singolo aspetto della realtà, e questo è forse il cruccio più grande dell’arte, non raggiungere mai davvero la vita.
Per cui questo preciso momento, magari solitario, triste o apparentemente vuoto, contiene la totale, UNICA, integrità e di per sè è – a prescindere se felice o doloroso – di pienezza. Per definizione.
E non è la sola espansione dei sensi, ma pure la consapevolezza che ci sta dietro.
E per dimostrarlo, in modo un po’ elementare…., basta procedere per differenza: ipotizzare situazioni – di tanto o di poco – “ridotte” rispetto al mio attimo presente, in cui potremmo trovarci per volontà o per costrizione.
Oppure solo immaginarle, perché irreali, solo virtuali.
Ma il loro significato è lo stesso.
Immaginiamo di essere al cinema, e invece di vederci il nostro film in santa pace comodi e rilassati, avvenisse qualcuno dei seguenti “incidenti”:
- Non vedessimo proprio;
- Stare dietro e non davanti allo schermo;
- Soltanto un pezzetto di schermo;
- Su una poltrona sfondata, col vicino che schiamazza;
- Lo schermo tutto nero
- Il tetto che crolla;
- Nubi di polvere;
- Una riga sola sullo schermo;
- Macchie di colori;
- Sono miope e non ho gli occhiali;
- Un disegno fermo;
- Un disegno tremolante ed inafferrabile;
- Sempre la stessa immagine;
- Un leggero movimento ma ossessivamente ripetitivo;
- Figure stilizzate, elementari, fisse;
- Interruzioni infinite e fastidiose;
- Un movimento caotico ed incomprensibile;
- Figure di pupazzi, che agiscono come folli senza alcun significato;
- Qualcuno sembra trovare una traccia di ragionevolezza nel comportamento
- Sempre bianco e nero;
- Figure umane!!!
- Una storia finalmente, una storia di umani!!
- A colori
- E i colori sono realistici, non antirealistici!!
Alla fine di tutta questa scala (ma ogni gradino potrebbe avere infinite tappe intermedie…, tanto da rendere impensabile arrivare alla meta, forse l’inferno o il purgatorio hanno queste caratteristiche…) avremmo la visione che abitualmente vediamo andando la domenica al cinema, pensando ad un “normale” spettacolo!!!!
Anche quello è un miracolo.
Un punto di arrivo di un’evoluzione, o una composizione, una pozione magica che porta a quella percezione, la completezza dell’oggetto e del soggetto.
Per la realtà/vita può farsi lo stesso discorso (quello del cinema è solo un esempio) moltiplicato per 1000.
Per cui quello che sto io ora vedendo e vivendo nel mio salotto, mentre scrivo, situazione “ordinaria” e anche un pò deprimente , è in effetti il risultato miracoloso e stupefacente, unico e irripetibile, di miliardi di frammenti, belli e riuniti, pronti per la mia percezione integrale e “reale”.
Qui, più che nell’esempio del cinema, gli ostacoli e i “contrattempi” potrebbero essere infiniti.
Me ne vien in mente solo qualcuno:
- Vedere solo attraverso una fessura;
- Essere solo un organo invece che un uomo, chessò una mano o un piede….
- Percepire un solo colore o una sola forma
- Respirare dentro un tunnel oscuro
- Non conoscere la luce e i suoi giochi di profondità;
- Non avere attorno un corpo e miliardi di cellule che si muovono
- Vedere un solo oggetto per volta, il pavimento, la libreria, la finestra;
- Avere un solo senso per volta, soltanto udire, soltanto vedere, soltanto toccare;
- Riuscire ad immaginare 1 solo momento del tempo (il presente), non riuscire a spaziare nel ricordo o nella prospettiva del futuro
Frammenti di realtà che non sono in grado di comporre, senza connetterli e riunirli, né a comprenderli.
LENTEZZA
Movimento “trofotropico”
Vitalità lato “A” = energia, smalto
Vitalità lato “B” = pausa, rallentamento
Moderazione a tavola. Mostrare con un grafico il tempo di godimento a tavola confrontato con il restante tempo della giornata: commento: conviene godersela 2 ore e stare male le altre 22???
PRATICA YOGA
(Nella pratica yoga…il corpo…
è sottoposto a posizioni
e movimenti insoliti
che inducono sensazioni particolari)
Tutto si fa rallentato….
come orchestra diretta da anomalo ritmo!
cadenza studiata, di un grado soltanto più lesta
Rispetto allo stato di quiete.
Il docile corpo esegue il comando
(mentre la mente – mandante –
soltanto vi assiste)
garzone premuroso e spensierato,
senz’altra pena in cuore
che il semplice dovere di obbedire.
Un punto è contratto ed un altro si allunga,
masse addensate e profili distesi
si alternano senza finire.
A entrambi il piacere è donato equamente,
Sebbene con trama diversa.
Autorizzo le fibre a godere l’insolito stato,
in silenzio le sento esultare
per la diversa postura…
Grate per l’occasione inattesa!
Due polpastrelli si sfregano appena…
Premonizione ed idea
Di fiera energia potenziale.
Il corpo è appoggiato,
cullato dal suolo,
e il solo contatto diviene massaggio sapiente.
La postura è di immobile salma…
anche la mente si ferma,
il testimone contempla e percorre l’intero volume
Le membra rilascia e ravviva,
Perlustra lontano, fino alle piccole dita.
Ascolto semplici suoni di vita
venire da fuori, una macchina passa veloce,
un cane che abbaia, una voce lontana,
sfondo sonoro accompagna
un momento di pace…
e lo rende gioioso.
Promana da dentro e ritorna –
il flusso-respiro vitale.
LE FRECCE TRICOLORI
Determinazione, altro che…..
Volontà, precisione assoluta nell’azione, sono talmente votati, dedicati, a quel risultato, nulla può frapporsi come ostacolo.
La determinazione nasce come direzione unica, “vedere” solo il punto di arrivo, quindi come movimento emotivo istintivo di insorgere-risorgere verso un risultato, poi si ramifica nel dettaglio più minuto, attrezza la mano e la guida nel più raffinato dei movimenti, fino alla più lieve sfumatura.
Nel volo delle Frecce tricolori, ogni aereo è qualche tonnellata di acciaio alla massima potenza di velocità. La determinazione è visibile pure a 5000 metri di altezza!!
Sono giganti indomabili, eppure si vedono manovre fatte necessariamente in punta di dita, con le pinzette: il mostro, dopo traiettoria folle, assesta le ali e si posiziona docilmente nella formazione.
E lo spirito di gruppo! Ognuno si sgancia e si produce in assolo vertiginosi, di acrobazie, movimenti (a proposito di movimento e relativa tabella….ma che “movimento” è quello supportato da macchine????) audaci e repentini, capovolte, voli rovesciati, che sembrano improvvisazioni folli, poi torna in squadriglia, mansueto come un vitellino da latte in cerca di poppata insieme ai compagnucci (cucciolotti anche loro….) che lo aspettano!!!!
Che emozione il fragore del boato, che commozione lo spirito di servizio, l’intraprendenza, il coraggio, che arrivano diritti al cuore!!
BAR
Mi piace entrare nel bar, al mattino presto.
Fuori fa freddo, tengo le mani ficcate nelle tasche e il bavero alzato, il cappello di lana per combattere l’umidità.
Tutto intirizzito apro la porta e…ahhhhhh, ti accoglie il tepore della sala, ben riscaldata, l’aroma del caffè, il sorriso del barista, che ti chiede: il solito?
ti senti bene, accolto, un ambiente confortevole e familiare
(musica suadente ed intrigante, che di colpo si blocca)
(tono lento e straniato)
Nel bar si sta bene.
Nel bar ti danno tante cose che ti fanno stare bene.
Oltre i caffè, le merendine, la cioccolata, le patatine, le caramelle, i tramezzini, gli alcolici, le sigarette, i gratta e vinci, i videopoker.
Me ne sono accorto l’altro giorno, quando sono entrato nel bar e mi sono guardato intorno….a cercare un po’ di vita…
E la televisione , sempre accesa, trasmetteva le ultime notizie del sorteggio dei coppa dei campioni: il Milan incontrerà lo Shalke 04, i tifosi sono preoccupati.
Di QUESTO sono preoccupati, di nient’altro!!
il Milan incontrerà lo Shalke 04, i tifosi sono preoccupati.(questa frase potrebbe diventare un tormentone da ripetere varie volte, nel corso dello spettacolo…)
PREGHIERA DEL CICLISTA VIAGGIATORE
La strada è un bene di tutti: ogni veicolo ha lo stesso diritto di percorrerla.
Sono grato a chi l’ha costruita e a chi la usa con correttezza e con rispetto.
Esploro il mondo, senza l’assillo del ritorno, raggiungo una nuova meta ad ogni pedalata, e così fino alla fine della giornata.
Assaporo la sensazione del vento contro il corpo, i momenti di esaltazione atletica, quelli di maggiore sofferenza e di fatica, la soddisfazione e il sollievo di raggiungere il traguardo.
Seleziono severamente il necessario dal superfluo, per ridurre il peso del bagaglio, adeguo le mie abitudini di conseguenza, nella consapevolezza che non mi occorrono tante cose che ritenevo indispensabili.
Sperimento la resistenza fisica e psicologica dello sforzo prolungato e che la temperatura, anche torrida, è una semplice variabile, una sfida in più che il corpo sostiene e la verifica del suo benessere.
Verifico che il corpo ha risorse molto maggiori rispetto alle aspettative e ripaga, con gli interessi, dell’allenamento prolungato cui è stato sottoposto.
Osservo i benefici che il fisico trae in tutte le sue funzioni da un movimento costante e prolungato.
Divento consapevole che fummo creati per resistere con le nostre sole forze, ad ogni tipo di minaccia e pericolo che esiste in natura, e che osserviamo oggi uno stile di vita sedentario che mortifica e atrofizza il corpo.
Comprendo cosa significa spostarsi da un luogo ad un altro con le sole forze muscolari (dell’uomo o dell’animale), il tempo e la fatica che sono necessarie, rivaluto di conseguenza il viaggio ed il diverso pregio di ogni località.
Sono grato del progresso che mi permette di infrangere i limiti umani e percorrere distanze grandi in tempi irrisori, ma esalto la bicicletta, macchina antica e semplice, che mi consente di moltiplicare il rendimento muscolare e di raggiungere un’apprezzabile velocità.
Vedo aumentare la sicurezza in me stesso come autore dell’impresa sportiva, l’audacia, il coraggio, l’ardimento.
Percepisco il continuo movimento come sinonimo di vita: vedo crescere il mio senso di indipendenza, fin quasi all’autarchia, comprendo il valore della sfida e dell’antagonismo.
Godo i momenti di pausa e di intervallo, necessari dopo la “fatica”.
Li godo anche da solo, che le forze da ritemprare non gradirebbero altro compagno che l’inattività.
Allora mi abbandono al riposo meritato, pregusto un buon pasto, sorvegliando la dieta e senza eccessi, pensando al viaggio che verrà domani.
Che riparte entusiasta, in vista di nuove mete, nel fresco del mattino presto….libero, se non altro impegno che pedalare, e godersi fatica e libertà.
FACCE
Perdere…. la faccia!
Ridimensionare l’importanza della “faccia”. Mostrare immagine di un grafico che mette a confronto la grandezza della faccia e quella del resto del corpo.
Sicurezza maggiore se vivo “da animale” sentendo per prima cosa l’ istinto gregario, necessità del contatto fisico, abbracci, prossimità e appartenenza al gruppo.
Questa informazione mi consente di vivere poi anche le funzioni umane più elevate, il linguaggio, il sorriso, lo sguardo.
Ma l’informazione primaria istintiva mi dà sicurezza, lì non conosco dubbi, imbarazzo, vergogna, inadeguatezza, paura.
Sento l’altro come individuo della stessa specie, sento il suo potenziale di supporto prossimo, di condivisione tra pari, di possibile fonte di calore, abbracci, affettività.
Oppure con più persone sento l’appartenenza al gruppo, e lì non ci sono ostacoli o giudizi che la mente formula, basati sulle differenze, le discriminazioni e le aspettative.
Lì c’è un bisogno primario di “altro”, dell’altro, come contatto indispensabile come fu quello materno, nutrimento.
Quindi c’è uno spazio in cui l’altro necessariamente viene accolto, anzi desiderato, riconosciuto complemento all’identità, prima ancora all’esistenza.
E già è un primo momento di accettazione/accoglimento profondo, istintivo.
Ancora non sono entrate in gioco le funzioni “superiori”, intellettive, giudicanti.
L’esperienza primaria è democratica: accetta TUTTI, perché di tutti e di ognuno ha bisogno, e non fa differenza perché non occorre separare e scegliere.
Vorrei ricordarmi di avere un volto solo DOPO, una faccia da mostrare, da atteggiare nel confronto con l’altro, solo DOPO che è intervenuta la rassicurazione, cioè il riconoscimento iniziale, primario.
Perché do tutta questa importanza a questi 20 cm quadrati che sono la mia faccia e a quella degli altri?
E tutto il resto? E tutto il corpo?
La faccia la metto in azione solo dopo che, con tutto il resto, soprattutto con il corpo e la sua intelligenza, ho aperto la porta (oppure l’ho chiusa, se c’è ostilità) all’altro come animale mio pari, mortale e ospite dello stesso mondo, e mio partner di vita e di esperienza.
A volte penso che se non dovessi guardare in faccia una persona, sostenere uno sguardo, una conversazione, tutto mi sarebbe molto più semplice.
Sento il corpo dell’altro e già desidero di avvicinarmi e stringerlo, toccarlo, strofinarlo.
Già mi sento soddisfatto, appagato.
Tutto quello che viene dopo può solo perfezionare, arricchire, quello che già contiene tutto, descrivere con la parola quella soddisfazione, esprimere con lo sguardo quella gratitudine, manifestare col sorriso il nutrimento sperimentato e scambiato.
E aumentare, sviluppare ancora quella relazione istintiva che si è miracolosamente (ma direi naturalmente) stabilita.
Ci sono tanti istinti, desideri, funzioni in atto che precedono qualsiasi parola e qualsiasi atteggiamento mimico.
Questi sono strumenti straordinariamente elaborati e sofisticati, ma all’inizio devono essere umili e SEGUIRE la traccia arcaica corporale , fsiologica.
Forse sto dicendo la cosa più ovvia del mondo: tutti lo fanno!! Tutti hanno quella percezione profonda (e la seguono) prima e durante una qualsiasi relazione che, altrimenti resta un vuoto esercizio simulato di buone maniere.
Sembro aver scoperto l’acqua calda…. E forse un trucchetto troppo furbo per evitare problemi relazionali, una strategia semplicistica, infantile e strumentale per dimenticare la mia incapacità e la mia paura.
Non è che debba fingere impassibilità e autocontrollo, assertività e coerenza, fedeltà al sentire etc. etc.
Ma sperimentare , ricordare che, prima ancora di ”entrare in dialogo”, so che quello è un “altro” e IO NE HO BISOGNO!!!!!
Partire “basso”, di pancia e poi, se del caso, salire. E attivare la cabeza!!
ANTENNA
Parliamo di ….Arte!!
Vediamo quali sono le immagini che abbiamo pronte…(immagine di un’antenna e poi di un palloncino)
Che c’entrano queste immagini con l’arte? Mah forse c’è uno sbaglio..(Mostrare sorpresa e malumore verso il tecnico alla consolle)
Vabbè andiamo avanti…
(Poi immagini di opere classiche, poi più moderne, opere di teatro e cinema, spartiti musicali.)
Sull’immagine della opere classiche, chiedere: pensiamo tutti che questa sia Arte?
Dovremmo essere tutti d’accordo…
Ma qui (immagini di arte contemporanea, molto controversa, es. merda d’artista o arte non figurativa), forse il discorso si complica…
Per lei (rivolto a qualcuno del pubblico) questa è Arte?
E quest’altra?
E secondo lei? (vediamo qualche diversa opinione)
Ora vediamo un’altra cosa.
Limitiamoci alla pittura: che differenza c’è tra imbiancare una parete e dipingere un quadro?
Perché sono opere diverse? (domanda al pubblico)
Risposte varie: ad es.: perché il pittore esprime qualcosa…
Ecco comincio ad essere d’accordo…esprime qualcosa, ma COSA???
Risposta prevedibile: un’emozione, un’idea….
Acqua, acquetta, focherello….
Facciamo un altro esempio
Cosa è questo? (immagine di un tale che cammina e poi un’altra immagine in cui sbatte ad un lampione)
Cosa è successo?
Un imprevisto, un contrasto tra l’aspettativa di vedere una camminata normale e l’inciampo!!
E ci colpisce: quello che era un normalissimo passante ci sorprende, ci diverte, ci fa ridere.
È successo come un corto circuito, un blitz, un crash
Un fatto che interrompe il normale flusso degli eventi
La creatività secondo me – L’Antenna
La creatività, secondo me, è quella che si può raccontare con una storia, che sta dentro una storia:
quando succede un dislivello, un evento, un contrappunto, uno scalino, un corto circuito, un imprevisto, un saliscendi. Altrimenti non succede NIENTE. Che differenza c’è tra imbiancare una parete e dipingere un quadro?
Nella parete, c’è un solo colore, è tutto uguale, “non succede niente”, nel quadro, vengono accostate impressioni diverse, colori e figure diverse, che tra loro creano un….blitz!!!!! un’emozione, una sorpresa, suscitano un’attenzione, il riso o il pianto.
Come quando vediamo qualcuno che inciampa per la strada: ci scappa da ridere! È successo qualcosa: un imprevisto, un contrasto tra l’aspettativa di una camminata normale e l’inciampo!!
Creare per me vuol dire questo: accostare nella vita, in un’azione, in un’opera, elementi che in qualche modo fanno contrasto, stridono o si combinano, ma comunque provocano un dislivello!
In una poesia, in un quadro, una musica, un romanzo, un film, tutto si basa se questa semplice regola: la narrazione è fatta da fatti che prima vanno in su e poi in giù!
Anche le battute comiche funzionano così: un antefatto, una previsione, un finale che sovverte tutte le aspettative, creando uno sbigottimento di sorpresa divertita.
Diventa chiaro in una poesia: c’è un andamento, un’apertura, una descrizione di un fatto e di certe sensazioni, poi succede qualcosa che cambia le carte in tavola, poi ne succede ancora un’altra che le trasforma ancora più radicalmente.
E la cosa è piacevole se credibile.
In effetti anche la vita contiene tanti colpi di scena e testa-coda a volte piacevoli, altre meno.
In questo senso comprendo la definizione di R. Toro che la creatività è un fatto biologico, nel senso che non fa che adeguarsi alla vita stessa.
E così infatti anche per la vita: e’ creativa quella azione, quel progetto che innova, nel senso che produce scarto rispetto all’ordinario.
E creare vuol dire questo…ma in effetti non è vero creare, ma percepire una realtà che poi si esprime in questo modo.
Chi crea, secondo me, “percepisce” quel saliscendi e lo esprime, nella vita e nell’arte. Quindi più che creare, “sente” e rivela agli altri quello che ha percepito.
Cioè percepisce quei contrasti che la vita propone, e li rivela in modo che siano più chiari, ma essi esistevano anche PRIMA!!!!
In questo senso è come un’antenna ricevente di cose già esistenti, ed emittente per rivelare in forma accessibile (=percepibile) quanto ricevuto.
Anche io nel mio piccolo (ma super piccolo….) sono un messaggero- testimone-trasmettitore (diffusore, comunicatore) della VERITA’ (realtà) che ho ricevuto!!!!
Scrivendo rivelo (svelo?) una realtà che già esiste, solo che è invisibile, gli passo sopra una vernice che la rende visibile da tutti, oppure come l’aria messa dentro un palloncino, tutti comprendono che c’è!
Ma c’era anche prima, solo che non era percepibile!
Non creo NIENTE !!!!
Quindi questa è l’arte?
Dare forma (visibile o fruibile) a qualcosa che non l’aveva; e una stessa cosa può avere 1000 forme diverse, ma in effetti SONO 1000 cose diverse, ognuna assume una forma propria.
Ogni forma rappresenta una cosa diversa, non esiste una forma diversa per esprimere la stessa, identica cosa.
E BASTA!!!!!!!!!
Di tutto quanto esiste, ricevo, seleziono e trasmetto.
Devo essere PURO per non alterare la trasmissione, per trasmettere con fedeltà a aderenza spietata alla realtà.
Percezione lontana di una massa insostenibile di ”cose”, percezione della sproporzione assoluta tra tutta questa massa e la mia piccola antenna, cioè me stesso, una realtà piccola, limitata.
Come posso rapportarmi, come posso sostenere questa sproporzione?
Come posso non perdermi? Come posso non essere schiacciato?
Non potrò mai ricevere, o comprendere, tanto meno rivelare, tutte le cose.
Posso solo (?) ricevere e trasmettere una cosa per volta, senza perdere tempo.
Mantenere l’antenna vigile e pronta a ricevere e a trasmettere nel modo migliore.
Tralascio la confusione delle cose che ricevo tutte insieme, devo per forza riceverle una per volta, perché la mia antenna (come tutte) funziona solo in questo modo, come la auto al casello autostradale: ne passa solo una per volta, anche se ne arrivano 1000 tutte insieme. Al massimo 2 (se una ha il telepass…)
Riprendere il discorso sulle foto del palloncino e dell’antenna.
Ah ecco, allora ci entrava qualcosa l’immagine dell’antenna e del palloncino!!

