Per conoscermi meglio
La passione della bicicletta – I viaggi
Resoconto Viaggi e Poesie
Incontro in salita
In quello che a me sembra sommo di salita
E invece non è altro che un punto a mezza strada
Mi fermo a ripianare il fiato
Dal troppo faticoso pedalare,
Sotto l’ombra oscura di un cachi.
Parole semplici scambio a una vecchina
Seduta accanto all’uscio della casa:
mi tengo un po’ a distanza,
– dialogo interrotto dal fiatone-
per non disturbare.
Poi mi avvicino convinto dalla dignità,
l’orgoglio di essere del posto,
di conoscere i luoghi e mettermene a parte.
Segnata dall’età, non so se riesce più a vedere
-lo sguardo non si sposta dalla strada-
Qualche battuta, i tempi andati,
i buoni pomodori, l’ombra dell’albero
ed il lavoro che serve a mantenerla.
Poche frasi, quando capisco che è l’ora di lasciare,
ma debbo ringraziarla
per quel regalo che mi è stato fatto.
Non oso di abbracciarla,
di quello avrei bisogno, di braccia pure magre,
rinsecchite e vecchie, che cingono il mio corpo.
Mi avvicino, prendo la mano ossuta e rovinata,
con l’atto, del tutto fuori posto,
d’un cicisbeo che invita la damina,
come stessi a corte, invece che in un posto di campagna
dove per avventura siamo veri.
L’azzardo consentito è un breve bacio,
ma sfioro col dito la sua pelle
per cancellar la traccia, quasi non sia degno di toccarla:
invece che un omaggio, un’irriguardosa confidenza.
Ringrazia invece col solito sorriso,
la solita espressione, per il complimento ricevuto.
Pedalo
Pedalo….dolci saliscendi
Nei campi solitari…..
Rubo, spiando da lontano,
la bellezza di greggi
e mandrie maremmane…..
mentre faccio l’amore col mondo!
Un mondo senza strade
Mentre son fermo, seduto sul sellino,
Vedo che il mondo sotto le mie ruote
Si srotola veloce,
come un tappeto in terza dimensione.
E corrono le immagini al contrario.
Allora penso, grato,
come sarebbe un mondo senza strade.
Tutto rovi, arbusti, boschi,
e nemmeno una fettuccia,
una striscia lunga e dritta
dove in fila vanno i passi
per andare, e magari ritornare,
fino al punto di partenza.
Pubblicata su Bikeitalia.it
Pedalate ieri e oggi
Arranco solitario: costeggia la ciclabile di zona
Cataste d’auto demolite e ruzze
Gomme bruciate ed altre scene amene
D’un panorama di degrado urbano.
Fanno ala, invece che tifosi scalmanati,
siepi sporgenti… arbusti avari,
sfiorano le gambe senza offrire
spruzzi pietosi a rinfrescar l’arsura.
Spingo i pedali, dimentico di tale
Spoglio ambiente,
Distendo l’arto, euforico e gagliardo
Come fossi in vista dell’arrivo
-Mi sembra di vedere lo striscione-
Primo del gruppo ormai lasciato indietro….
Ricordo allora, di tanti anni fa
La cronaca di tappa in bianco e nero…
La voce di De Zan racconta nel frattempo
Di fatti antichi, leggende e gesta
Avvenuti negli stessi luoghi,
scoprendo in un bambino incuriosito
la nuova meraviglia di quello che ignorava
e che ora sa.
Le facce affaticate dei ciclisti,
solcate dal sole e dalle rughe,
raccontano di un prossimo passato
-la lingua stenta lo conferma ancora–
di figli della terra, polverosa ed acre,
che ora percorrono veloci,
ma con uguale, immancabile sudore.
E lacrime di vincitori e di sconfitti
Diventano le mie emozioni
Ancora inconsapevoli di bimbo,
storie di fatica e di speranza,
di riscatto e di piccola gloria
perduta per un sospetto di intrugli ingoiati.
La moto, spudorata,
moderna invenzione che annulla
lo sforzo e l’impegno,
irrompe e cattura indiscreta
le smorfie ed i lampi di volti e di sguardi.
Sudori, borracce, spuntini rubati,
l’irriducibile insegue e sospinge il pupillo
che arranca in salita.
Le pedalate rotonde, allungate del piano,
quelle stentate, a strattoni
del colle e del monte.
Le maglie con scritte vistose
Che stringono i magri costati
E scoprono i gomiti asciutti.
Il bacio di una femmina oltraggiosa
Che non rifiuta il vincitore esausto,
Non profana
l’arcano gesto sacro della sofferenza
il sacrificio per la ricompensa
sudata e pianta e poco spesso arrisa.
Pubblicata su Bikeitalia.it
Preghiera del ciclista viaggiatore
La strada è un bene di tutti: ogni veicolo ha lo stesso diritto di percorrerla.
Sono grato a chi l’ha costruita e a chi la usa con correttezza e con rispetto.
Esploro il mondo, senza l’assillo del ritorno, raggiungo una nuova meta ad ogni pedalata, e così fino alla fine della giornata.
Assaporo la sensazione del vento contro il corpo, i momenti di esaltazione atletica, quelli di maggiore sofferenza e di fatica, la soddisfazione e il sollievo di raggiungere il traguardo.
Seleziono severamente il necessario dal superfluo, per ridurre il peso del bagaglio, adeguo le mie abitudini di conseguenza, nella consapevolezza che non mi occorronotante cose che ritenevo indispensabili.
Sperimento la resistenza fisica e psicologica dello sforzo prolungato e che la temperatura, anche torrida, è una semplice variabile, una sfida in più che il corpo sostiene e la verifica del suo benessere.
Verifico che il corpo ha risorse molto maggiori rispetto alle aspettative e ripaga, con gli interessi, dell’allenamento prolungato cui è stato sottoposto.
Osservo i benefici che il fisico trae in tutte le sue funzioni da un movimento costante e prolungato.
Divento consapevole che fummo creati per resistere con le nostre sole forze, ad ogni tipo di minaccia e pericolo che esiste in natura, e che osserviamo oggi uno stile di vita sedentario che mortifica e atrofizza il corpo.
Comprendo cosa significa spostarsi da un luogo ad un altro con le sole forze muscolari (dell’uomo o dell’animale), il tempo e la fatica che sono necessarie, rivaluto di conseguenza il viaggio ed il diverso pregio di ogni località.
Sono grato del progresso che mi permette di infrangere i limiti umani e percorreredistanze grandi in tempi irrisori, ma esalto la bicicletta, macchina antica e semplice,che mi consente di moltiplicare il rendimento muscolare e di raggiungere un’apprezzabile velocità.
Vedo aumentare la sicurezza in me stesso come autore dell’impresa sportiva, l’audacia, il coraggio, l’ardimento.
Percepisco il continuo movimento come sinonimo di vita: vedo crescere il mio senso di indipendenza, fin quasi all’autarchia, comprendo il valore della sfida e dell’antagonismo.
Godo i momenti di pausa e di intervallo, necessari dopo la “fatica”.
Li godo anche da solo, che le forze da ritemprare non gradirebbero altro compagno che l’inattività.
Allora mi abbandono al riposo meritato, pregusto un buon pasto, sorvegliando la dieta e senza eccessi, pensando al viaggio che verrà domani.
Che riparte entusiasta, in vista di nuove mete, nel fresco del mattino presto….libero, se non altro impegno che pedalare, e godersi fatica e libertà.
Pubblicata su Bikeitalia.it
Ciclotour in Toscana da Capalbio a Castiglioncello
1° giorno (40 km circa)
Partenza da Chiarone Scalo (località sul mare vicino Capalbio – uscita Chiarone dall’Aurelia) – c’è una stazione in disuso, donde il nome.
Uscendo dall’Aurelia si seguono le indicazioni per Chiarone Scalo, poi dopo circa 4 km, ad un incrocio con 3 pini, si svolta a destra verso Capalbio Scalo.
Si giunge a Capalbio Scalo dopo 7 km di rettilineo quasi del tutto piano (sulla sinistra si vede, oltre le ferrovia, l’oasi del WWF di Burano).
Alla fine della strada c’è un incrocio dove si può andare solo a sinistra o a destra: a sinistra dopo 500 metri, c’è la stazione di Capalbio; noi giriamo a destra e dopo 1 km circa si raggiunge l’Aurelia (4 corsie).
Massima attenzione nell’attraversamento.
Si prosegue diritto (proseguendo la strada da cui siamo venuti dall’altro lato della consolare).
Si percorre la strada pianeggiante, verso Capalbio, che vediamo avvicinarsi alla nostra destra.
Tralasciati tutti i bivi per Capalbio, si gira (dopo circa 7 km dall’Aurelia) a sinistra verso la statale n. 74 (che da Manciano nell’interno va ad Albinia e la costa), ove si giunge dopo circa 12 km (località Polverosa)
Giunti sulla strada si piega a sinistra e dopo circa 11-12 km si giunge ad Albinia (pernottamento)
2° giorno (50 km circa)
Da Albinia sulla statale n. 74 si percorrono circa 3,5 km verso l’interno (Manciano) e si gira a sinistra verso Magliano in Toscana (128 s.l.m.).
Dolce saliscendi fino a Magliano (bella strada solitaria tra campi coltivati e boschetti) dove si arriva dopo circa 15 km (salita finale un po’ più impegnativa, il paese è un po’ arroccato sulla collina)
Da Magliano si prosegue ancora verso Montiano (261 s.l.m.), discreta pendenza in salita, ove si giunge dopo circa 10 km.
Da qui si procede verso Grosseto, facendo la strada più diretta e breve, cioè quella più “a sinistra”, più vicina all’Aurelia, lasciano il Monte Bottigli sulla destra, tralasciano il giro più ampio che lambisce il monte Bottigli, passandogli sulla sinistra.
Dopo circa 10 km (buona parte in discesa), si deve stare attenti per girare a destra, prendendo la strada Grancia, che consente di raggiungere Grosseto sena passare per la statale Aurelia 4 corsie. C’è l’indicazione “Grancia” e il cartello turistico per Grosseto.
E’ una pedonale-ciclabile molto bella che passa a mezza costa e sbuca sul ponte Mussolini a Grosseto.
A questo punto basta fare la S.P. 154 (Spadino) per raggiungere il centro di Grosseto (pernottamento)
3° giorno (50 km circa)
Strada ciclabile verso Marina di Grosseto (12 km) e ancora ciclabile (fondo asfalto + aghi di pino) per Castiglione della Pescaia (11 km circa).
Da qui si prosegue sulla vecchia Aurelia (statale n. 322) alla volta di Follonica dove si arriva dopo circa 23 km; si segnala una discreta salita dopo circa 11 km (120 s.l.m.) poco prima della località Pian d’alma (17 s.l.m.), per raggiungere la quale la strada scende con notevole dislivello. A Follonica è interessante visitare la città-industria (ex produzione di prodotti in ferro)(pernottamento)
4° giorno (65 km circa)
Da Follonica si prosegue seguendo la strada più vicina al mare (è tutta asfaltata, salvo 3-4 km di sterrato, passato un cancello, percorribile anche con bici da strada).
Si toccano così di seguito le spiagge Prato Ranieri, Torre Mozza (bella la torre di avvistamento), Carbonifera (8-10 km circa), altra torre, piuttosto malconcia.
Dopo questo punto la strada sulla costa sarebbe tutta sterrata. Si riprende pertanto verso l’interno, seguendo le indicazioni per Piombino (senza riprendere l’Aurelia 4 corsie, ne’ l’Aurelia vecchia) e si raggiunge dopo circa 6-8 km la strada ad alto scorrimento (con camion) che da Riotorto- Vignale va verso Piombino.
Dopo 10 km circa si prende il bivio a destra per il golfo di Baratti-Populonia, dove si giunge dopo circa 10 km un po’ sali-scendi.
Volendo si può raggiungere la città di Populonia (180 s.l.m.) con una notevole salita (visita scavi etruschi).
Tornati sulla litoranea (5 km) si raggiunge S. Vincenzo dopo circa 13 km.
Qui si riprende la vecchia Aurelia(che costeggia la Aurelia 4 corsie), diritta e poco trafficata, e dopo circa 8 km si prende il bivio per Marina di Castagneto – Donoratico (ci si giunge dopo circa 2,5 km). (pernottamento)
5° giorno (55 km circa)
Si riprende l’Aurelia vecchia (2,5 km).
Fermata d’obbligo a S. Guido e visita a Bolgheri (cipressi di Carducci, 5 km).
Dopo circa 4-5 km da S. Guido, riprendendo l’Aurelia, si piega a sinistra verso Marina di Bibbona,dove si giunge dopo circa 2-3 km.
Dal parco cittadino si prende la ciclabile (fondo pineta, percorribile anche con bici da strada), bellissima e tutta in ombra, fino a Marina di Cecina (8-10 km)
Qui si può raggiungere Cecina e da lì prendere l’Aurelia vecchia e poi tornare verso la costa in località Mazzanta (12 km)
Oppure proseguire sulla costa, passando il fiume Cecina e raggiungendo comunque la località Mazzanta (8km).
Da qui si prosegue lungo la Aurelia vecchia toccando Vada (3 km), Rosignano (5 km), Castiglioncello (3 km). (pernottamento)
N.b. per chi vuole tornare con il treno, attenzione che dalla stazione di Castiglioncello non c’è servizio trasporto bici sul treno: è opportuno informarsi a preventivo.
Pubblicato su Bikeitalia.it
Zandegù
Mi sento come una bilia
Di quelle che giocavo da bambino,
Lanciata per il mondo.
Un Dino Zandegù, la testa grande,
il corpo piccolino, dentro la pallina trasparente
tirata con il dito, attento a rimanere nelle sponde.
Sì, come quello.
Rotolo, non so se son felice,
ma vado come fossi una discesa,
liscia la strada e la percorro tutta.
Ferrara – Chioggia – Vicenza in bicicletta
24 settembre 2012

1° giorno Ferrara – Polesella (48 km)
Dopo un breve giro per Ferrara (che meriterebbe ben altra sosta..), raggiungo, attraverso pochi km di statale trafficata (n. 16, la famosa Adriatica), Pontelagoscuro, punto di accesso alla ciclovia del Po, che imbocco sul lato destro dell’argine..
Indicazioni non proprio sicure, fino alla ciclabile vera e propria, indicata con “Destra Po”, lungo il confine regionale tra Emilia e Veneto.
Poco prima dell’inizio della ciclabile, incontro un bel circolo canottieri, anche bar e ristorante.
Percorso (ovviamente) piano, lungo il corso del grande fiume da una parte, e la distesa padana dall’altra.
Si viaggia sull’argine, in posizione sopraelevata rispetto al letto del fiume, le zone ombrose non sono frequenti (unico verde: i pioppeti che si vedono sulle golene, ma irraggiungibili dalla pista). Sulla strada, tutta asfaltata, sono segnalate le uscite per le piccole frazioni (chiamarle paesetti sarebbe un eufemismo!) che si incontrano: Borgo, Sabbioni, Fossadalbero, Zocca.
Arrivo in serata all’uscita dalla ciclovia per Ro (lato emiliano) e Polesella (Veneto).
Presso l’uscita e sotto un grande ponte, c’è un bar ristoro e, accanto, una volenterosa ricostruzione del “Mulino del Po” (romanzo di R. Bacchelli), peraltro non visitabile.
Convinto di abbreviare la strada, decido di salire la rampa di scale che porta sul ponte, evitando la strada, e di puntare verso Polesella (argine sinistro, regione Veneto).
Attenzione a verificare per tempo la presenza di bar, trattorie e alberghi, si rischia di rimanere “a bocca asciutta”, dato che la zona è scarsamente popolata e poco incline alla ricezione turistica!
E’ anche da rilevare il carattere riservato (eufemismo) della gente del posto, non molto estroversa alla prima accoglienza (almeno per un romano “caciarone”…) ma sempre gentile e disponibile
Raccolgo indicazioni (controverse) sul posto e raggiungo, ormai sul far della notte, fortunosamente un agriturismo (insegna senza alcuna illuminazione!!) chiamato Quadri, presso Guarda Veneta, in cui mi viene offerto alloggio e una cena per pura cortesia della proprietaria, dato che la “struttura turistica” funzionerebbe sono nel week end e non di mercoledì!
Mi viene inoltre richiesto con gentilezza di “non rovinare” la stanza (da 4 letti) perché già pronta per i prossimi ospiti.
2° giorno Polesella – Porto Tolle (78 km)
Ritorno sulla pista Destra Po (che preferisco all’argine sinistro dato che è ad uso esclusivo delle bici): paesaggio immutato, si seguono le molteplici anse del fiume, osservando le ampie zone di secca, emerse per la lunga siccità.
Supero le uscite di Guarda Ferrarese, Alberone, Cologna, Berra. A Serravalle il Po si divide per la prima volta (più avanti sono numerosi i rami del fiume): procedo verso sud, lungo il Po di Goro, lungo il suo argine destro, fino ad Ariano nel Polesine, dove passo il ponte attraverso il fiume fino all’altra sponda.
Proseguo sull’argine sinistro del Po di Goro, fino alla località, indicata sulla ciclovia, di S. Basilio, chiesetta (chiusa) e piccolo borgo, con resti archeologici, ma soprattutto un ottimo ristorante (a giudicare dall’invitante profumo che si respira, dato che la mia dieta da ciclista non mi consente a mezzogiorno di superare il panino!).
Arrivati a Rivà si procede , passando sotto il ponte della s.s. 309 (Romea), si supera ancora località Cà Vendramin; si passa il ponte sopra il Po di Gnocca (è un po’ complicato perché il Po si divide in molti canali, è difficile seguire senza la cartina) e si prosegue lungo l’argine destro del Po di Venezia (corso principale del fiume), fino ad avvistare finalmente Porto Tolle (più precisamente località Cà Tiepolo, in quanto Porto Tolle è denominata la zona in senso più ampio), modesto borghetto che al visitatore, abituato ai paesaggi isolati e un po’ depressi del lungo fiume, appare un po’ come Las Vegas!
3° giorno Porto Tolle (Cà Tiepolo) – Gorino – Porto Tolle (Cà Tiepolo) (56 km)
Dato il maltempo, decido di non proseguire nel percorso, ma di fare un giro nella zona, con l’obbiettivo di visitare la famosa Sacca degli Scardovari, perla imperdibile, tappa “doc”, a sentire i locali, del paesaggio lagunare.
Imbocco quella che sembra la strada più diretta per la mia destinazione, ma all’oasi naturalistica di Cà Mello sbaglio strada (la prima di una serie nutrita di errori, causa la scarsa segnaletica per le biciclette e anche la tipologia di territorio solcato da un’infinita serie di canali e stradine!!): invece di proseguire per una sterrata, imbocco un lungo rettilineo che mi porta verso Po di Gnocca, che a quel punto costeggio sull’argine sinistro, fino a S. Giulia (abbandonando il progetto iniziale di vedere la famosa Sacca).
Qui attraverso il noto ponte di barche e dopo pochi km raggiungo Gorino, altro ponte di barche (sul Po di Goro) del tutto simile al precedente.
Ritorno stavolta col vento a favore e lungo tutto l’argine sinistro del Po di Gnocca, risparmiando strada e energie!

4° giorno Porto Tolle (Cà Tiepolo) – Porto Levante – Chioggia (68 km)
Lascio alle spalle Cà Tiepolo, in fondo al paese passo il ponte sopra il Po di Venezia, scendo da uno scalone sull’argine sinistro dello stesso e risalgo il corso, fino a Cà Venier, dove attraverso il ponte sul Po di Maistra.
Risalgo tale corso sul suo argine sinistro e procedo sulla strada (aperta anche alle auto ma pochissimo trafficata), supero Cà Pisani e proseguendo, la fattoria Scanerello.
Il paesaggio è sempre più lagunare, la strada (molto bella) si snoda quasi completamente in mezzo all’acqua, fino a Porto Levante.
Raggiunto questo avanposto di terra sporto sul mare, fortunosamente ottengo un passaggio da un barchino che porta i turisti nell’isolotto antistante, e raggiungo l’altra riva del Po di Levante (l’ennesimo!).
Si prosegue per pochi km su una statale un po’ trafficata, poi si gira a destra su una strada aperta anche alle auto, ma praticamente non frequentata, fino all’incrocio con la statale per Casoni.
Qui si piega a sinistra seguendo le indicazioni per Chioggia (accanto alla statale corre una ciclabile sterrata, forse preferibile).
Dopo 3-4 km si raggiunge la s.s. 309 (Romea): è inevitabile farla fino a Chioggia.
5° e 6° giorno Chioggia (riposo)
7° giorno Chioggia – Padova (80 km)
Dopo aver ammirato le meraviglie di Chioggia, si riprende il cammino.
Esco da Chioggia, seguendo le indicazioni per Brondolo, frazione da cui si prende la ciclabile che costeggia prima il fiume Brenta (argine sinistro) e poi, passati sull’altra riva presso località Cà Pasqua, il fiume Bacchiglione (argine sinistro) da dove si prosegue verso Cà Bianca, Brenta dell’Abbà, Correzzola, Pontelongo (attenzione è molto facile perdersi!!), Bovolenta, Pontemanco.
A Pontemanco si gira a sinistra verso Due Carrare, dove si incontra un bel mulino antico con tanto di macine a vista.
Si prosegue per Battaglia Terme, da dove, presso un’antica villa nobiliare, si imbocca la ciclabile rettilinea per Padova (circa 10-12 km).
8° giorno Padova (riposo)
9° giorno Padova – Vicenza (69 km)
Regola aurea: seguire il corso del fiume Bacchiglione e non abbandonarlo mai!
Per errore seguo per un pezzo il fiume Brenta e mi ritrovo completamente fuori zona (20 km persi!)
Ripresa la retta via, c’è un bel tratto di strada sterrata (ma riesco a farla con copertoni da 26, bici da corsa), che passa per Selvazzano, Saccolongo, (da qui in poi è asfaltata) Cervarese, Montegalda, Montegaldella, Longare, Longara, Vicenza.
N.B. le percorrenze indicate sono comprensive dei numerosi errori di percorso, come evidenziato nel diario (forse il 20% in più!)
Si raccomanda l’utilizzo di guide per ridurre i disagi.
Pubblicato su Bikeitalia.it

